
Memories di un picciotto..
C’era una volta in Sicilia (anni 70/80): percorso di (de)formazione di un picciotto. Una storia siciliana, Il dolce e l’amaro di Andrea Porporati.
Ne abbiamo viste e sentite di vicende sulla mafia, e’ come se sapessimo tutto, questa volta il regista vuole puntare l’attenzione sull’altro lato, su quello dei cattivi. Come la mentalità mafiosa possa invadere la mente (entrare quasi nel DNA) di un ragazzino conducendolo poi, passo dopo passo, dal reato minore a quello più efferato mantenendo ferma la convinzione che i padrini sanno come guardare il mondo e possono farlo anche per noi. Arriva il giorno in cui ti chiedono di eliminare qualcuno che conosci bene. A quel punto le cose possono cambiare. E’ facile per alcune uomini, appartenenti a certi luoghi, entrare a far parte delle cosche mafiose, quasi naturale: il padre del protagonista era stato assassinato, mentre lui era piccolo, così ha accettato la protezione di un boss, il quale si e’ preso cura dell’intera famiglia. “Andare all’Ucciardone per me è come andare all’università” sentiamo dire a Saro, il protagonista.
L’idea, quella di raccontare la Mafia dal suo interno, di rendere umano un personaggio negativo e’ senza dubbio da encomiare, ma non aggiunge sulla Mafia niente di più di quello che già sappiamo. Anzi, racconta una Mafia classica, intramontabile, quella che si immagina, che abbiamo sentito nei racconti più lontani e perde un’occasione importante (non si arriva tutti i giorni a Venezia) per parlarci di cos’è Cosa Nostra oggi, cioè una holding con contatti internazionali, e capitali reinvestiti possibilmente in attività legali, molto più difficile da riconoscere e molto meno plateale di questa da macchietta che guardiamo sullo schermo. La domanda sorge spontanea: che cosa ci fa questo film-Tv, in concorso a Venezia, esposizione del cinema d’autore mondiale? Perché il cinema italiano presenta al mondo intero film basati sui luoghi comuni, strutture narrative instabili, personaggi che sono solo stereotipi, gag sui rapinatori meridionali, quasi come raccontare barzellette sui Carabinieri?
Andrea Porporati afferma che il film e’ “il tentativo di raccontare la storia di una presa di coscienza di un ragazzo che è nato in un contesto e in una famiglia mafiosa, che all’inizio non fa nessuna scelta ma la fa dopo, quando decide di allontanarsi.”
“Per diventare un grande uomo ho dovuto essere un uomo di niente”. Con queste parole il protagonista ritrova il gusto di una vita normale,
Assomiglia molto più ad una favoletta con lieto fine che ad una storia di Mafia con tutte le tragiche conseguenze che se ne possono dedurre (mi chiedo ancora, perché indurre lo spettatore a provare simpatia per un personaggio che senza il minimo pentimento si è macchiato dei crimini più efferati?). Non c’e’ un momento singolare, un batticuore, un momento di disperazione o smarrimento, di emozione o di tensione. Il film si regge su uno standard talmente medio da risultare globalmente mediocre. L’intento era di raccontare l’ineluttabilità del male nella sua quotidianità, mostrare il baratro incolmabile tra normalità e anormalità nella vita di un ragazzo cresciuto nel mito dell’uomo d’onore. Obiettivo mancato. Il dolce e l’amaro puo’ essere considerato, cosi come definito da alcuni critici uno spot antimafia: “Della” mafia ma non “sulla mafia”.
Settembre 14, 2007
Il dolce e l’amaro
7 Commenti »
RSS feed dei commenti a questo articolo. | TrackBack URI


Non posso leggere il tuo post perchè sono già al lavoro. Lo farò con calma. Per me, delle poesie di Hikmet quella che ho postato è la più bella (non per nulla appare anche nel sottotitolo del mio blog) Buona giornata a te…..
Commento da amaranta — Settembre 14, 2007 @ 8:52 am
Che “la mafia” abbia cambiato strategia lo capirebbe anche un bambino: da anni ormai non si sente parlare piu’ di morti ammazzati. Negli “anni bui” la media era di un paio di morti al giorno.
Adesso ci sono da una parte microcriminalita’ disorganizzata e dall’altra la criminalita’ organizzata dei grossi interessi economici.
Che poi, mafia… si parla della mafia come se fosse qualcosa di astratto, di impalpabile… La mafia e’ delinquenza, corruzione, politica, malaffare, sopraffazione, violenza.
La mafia e’ ovunque ci sia anche uno solo di questi elementi.
Commento da Moz — Settembre 14, 2007 @ 9:33 am
..il bello è che lui mi ispira un sacco di fiducia! Veramente ho avuto già un sacco di prove.. solo che ci sono attimi in cui il mio cervello va troppo veloce!!! E pensa troppo… ma sto cercando di disabituarmi….
Quando mi sveglierò davvero… sarà un bellissimo risveglio! Lo so per certo..
Commento da Ornella — Settembre 15, 2007 @ 5:15 pm
Ciao Ossidiana…
Sono tornato, visto?
Per ora la colazione l’ho fatta a base di frutta tropicale…che buonaaaaaa!!
Ti abbraccio
Francesco
Commento da FrancescoForever — Settembre 17, 2007 @ 10:33 am
Ciao Ossidiana,
Sai qulè è il primo requisito per combattere la mafia?
Ammettere che la mafia esiste e che è un cancro che nasce nella nostra terra e si espande a macchia d’olio.
Buona mattina e buona granita…tanto da te c’è ancora caldo vero?
Un abbraccio
Francesco
Commento da FrancescoForever — Settembre 18, 2007 @ 8:17 am
Fa bene chiunque parli di mafia, e in qualunque modo purchè se ne parli. Perchè l’atteggiamento generale è quello di non parlarne, di far finta di niente, “la mafia? non esiste” le mie orecchie devono sentire ogni tanto alla tv. Sono scandalizzata da questo tipo di omertà che nasce proprio da chi vuole sfruttare la povertà morale ed economica del nostro meridione. Perchè più ignoranti siamo, più bisogni abbiamo e più facile è sfruttarci come bacino di voti per quei politici che politici non sono, ma solo ladri.
Commento da Cuncittina — Settembre 22, 2007 @ 12:30 pm
Avete sentito di quei ragazzi di Scampìa (il quartiere malfamato di Napoli) che non si possono permettere l’acquisto dei libri scolastici e devono ricorrere a vari stratagemmi per studiare? Io trovo scandaloso che il diritto allo studio sia negato proprio a chi ne ha più bisogno per uscire da una condizione di degrado. E’ scandaloso che i libri di testo (ma anche gli altri) costino così tanto e che lo Stato non dia nessun tipo di agevolazione. E’ sempre il solito discorso: c’è l’interesse, da parte dei potenti, di mantenere la popolazione nella povertà e nell’ignoranza per poter fare i loro porci comodi. E’ uno schifo, questa non è civiltà, mi vergogno di essere italiana.
Commento da Cuncittina — Settembre 23, 2007 @ 12:57 pm