Agosto 23, 2008

Atene-Santorini-Sifnos
Una vita che inizia sulle ceneri di un cerchio che si chiude, proprio li dove era iniziato. Magica follia che sale piano, piano. Il coraggio di quel coperchio sulla bara e’ l’ultimo respiro di cio’ che muore dentro l’anima e si scioglie al sole di un’alba nuova.
La Grecia mi e’ sempre stata sinonimo di gioia, di vita che inizia, musica nella testa e dentro l’anima. Non si puo’ partire per una vacanza e non essere consapevoli dell’influenza che la cultura ellenica esercita tuttora nel nostro mondo. Tracce evidenti nell’architettura, negli oggetti, nell’origine di parole e nomi, di riti e modi di vivere.
E’ cosi che inizia con un tuffo nelle tradizioni piu’ antiche, nel colori piu’ caldi, nei tramonti piu’ belli. Tanta voglia di conoscere (conoscersi forse per non perdersi ma ritrovarsi), un respiro lungo quanto un ferragosto speciale, in un posto speciale, con persone speciali.
Santorini e’ piu’ grandiosa dell’Acropoli. Un lato dell’isola e’ una parete semicircolare che si affaccia sulla “Caldera”, un cratere sprofondato. Gioiello delle Cicladi, si puo’ associare ad una realtà che oltrepassa i confini per approdare in un sogno, visione senza fiato di un mare color smeraldo che sconfina con l’azzurro del suo cielo tra le pareti del cratere svuotato e che ha dato origine al mito di Atlantide nella cultura occidentale.
In bilico sulla vetta e lungo la scogliera scoscesa, quasi a voler sfidare la legge di gravità terrestre, due paesi fatti di case bianche, chiesette ortodosse bordate di blu, paradisi con piscine a picco sul mare e splendenti al sole, Fira e Oìa, sembrano non essere mai sazi, e noi insieme con loro, di ammirare la straordinarietà del panorama.
Ad ogni curva, ad ogni angolo, in ogni strada compaiono scorci panoramici mozzafiato. Spicchi di mare dove navigano barche solitarie, yacht meravigliosi, alberi di vele che sembrano non finire piu’. Un cielo perennemente senza nuvole, spazzate via da un vento costante che spira dall’Egeo e permette di sopportare il torrido caldo greco e che di notte sembra schiaffeggi la pelle bruciata dal sole.
Qui, ho avvertito il limite di vivere dentro una bella cartolina. Se fosse un film avrei pensato che Madre Natura meritasse l’oscar per la scenografia. Cosi’ mi sono sdraiata sul bordo di un vulcano a vedere il sole colare a picco dentro il cratere e per un attimo mi e’ sembrato di diventare un tutt’uno con la natura.
Sifnos, l’isola di Apollo ancor oggi luogo degli dèi, con un impatto sicuramente meno pittoresco, che suscita sensazioni contrastanti. I vicoli e le strade del centro che si riempiono di vita soprattutto di notte, ne fanno un posto meno suggestivo ma sicuramente altrettanto movimentato dal punto di vista della “movida” notturna e non. Ballare sulla spiaggia, ai piedi di localini bianchi strapieni di gente che non vuole pensare a nulla se non a divertirsi a scambiare due parole in un melting pot di culture e lingue diverse. I tavolini che diventano cubi occasionali per chi ama mettersi in mostra o per chi ha forse esagerato con gli shottini pomeridiani. Le note del sirtaki che ti trascinano in una danza pittoresca e allegra, con le onde del mare che lambiscono le caviglie, ti solleticano e ti fanno sentire viva, piu’ di quanto pensavi di poter essere. E quando, stanca dei bagordi e delle danze notturne, nelle notti calde e sensuali, ti capita di alzare gli occhi al cielo, e’ facile sentire un mancamento, un capogiro. Tante stelle, troppe stelle, un tappeto sconfinato, il cielo diventa una trapunta immensa, qui si potrebbe spegnere la luce e farsi illuminare solo dalla luna, chi se ne frega delle lampade super tecnologiche. Ancora una volta mi sento diventare un tutt’uno con la natura.
“..cerchiamo di creare la nostra realta’ alternativa. Di costruire un mondo partendo dalle pietre e dal caos. Cosa ne verra’ fuori non ne ho idea. E dopo tanto correre di qua e di la, eccoci qui: nel cuore del nulla e della notte. E forse saperlo serve a poco. Qui, in mezzo alle rovine e al buio quello che stiamo costruendo potrebbe essere qualsiasi cosa.”
C. Palahniuk
Maggio 5, 2008
In Messico mi sono innamorata dei vasti spazi vuoti che regalano una liberta’ inebriante. Il viaggio dallo Yucatan al Chiapas e’ duro, ma bellissimo; poetico, stancante e sempre del tutto inusuale. Un viaggio interminabile, a toccare il tetto del Chiapas, salire in alto, sempre piu’ in alto senza vedere l’arrivo, solo una jungla infinita, capanne dignitose, donne scavate, con sguardi intensi, bambini allegri, con sorrisi indimenticabili, villaggi poveri, con uomini curiosi e pronti ad aiutarti. I paesaggi sconfinati fanno sentire senza catene, anche se le storie che si raccontano sono intrise del dolore del passato, nel tempo in cui non c’era nessuna liberta’. Abbiamo percorso strade ricche di intensita’ cromatiche e di promesse di avventure. La figura del “sub comandante insorto” Marcos aleggia intorno e stimola la mia fantasia.
“Il mondo che vogliamo è un mondo in cui ci sia spazio per molti mondi. La patria che costruiamo è una patria in cui ci sia spazio per tutti i popoli e per tutte le lingue, su cui camminino tutti i passi, e le si sorrida, e al cui risveglio abbiano tutti contribuito”.
Le stoffe tradizionali, rigorosamente lavorate a mano, sono un trionfo di colori. Qui ho scoperto piaceri nuovi, ai quali non faccio caso altrove, come stringere tra le mani una tazza bollente per riscaldarmi e rivolgere il viso alla pioggia per farmi bagnare. Di magnifico, in Messico, non ci sono solo la jungla e le sue simpaticissime scimmiette urlatrici o volanti appisolate sugli alberi, le rovine o le spiagge sabbiose, c’e’ soprattutto la luce misteriosa delle prime ore del mattino e del crepuscolo. Godere del momento, dondolandosi su un’amaca e avere come sottofondo solo il rumore delle onde del mare, a ovest il sole, rosso fuoco tramonta sulla laguna, a est una miriade di stelle, su un cielo che diventa sempre piu’ nero e che sembra non finire mai.
La riviera Maya, che di Maya ha ben poco con i suoi investitori stranieri, ha comunque preservato un po’ dell’aspetto originario del suo lungomare. Pinneggiando a pelo d’acqua ho ammirato gli eleganti rami di corallo e i pesci che gareggiavano per forme e colori e una barriera corallina meravigliosa. Lo snorkelling all’interno di un cenote (pozze d’acqua dolce, createsi dal collasso di una grotta) resta una scoperta meravigliosa. Vedere spuntare le radici di un albero, che perforano il soffitto delle caverne alla ricerca di acqua e i pilastri di calcare creati da stalattiti e stalagmiti negli anni c’e’ di che rimanere senza fiato, in un silenzio che ha dell’irreale. I pipistrelli si aggirano come unici padroni indisturbati del luogo.
Tutte le rovine ti fanno sentire piccola di fronte alla dimensione e all’intelligenza di un popolo scomparso troppo presto, in particolare quelle di Tulum, unica struttura a sorgere sul mare rende l’idea della grandezza di una comunità che ci ha lasciato tanto. Vicino al tempio del vento e’ possibile contemplare il mare color piscina e avvicinandoci alla spiaggia color perla, col vento che attraversa i pensieri e l’anima ti senti padrona del mondo.
Ma mi rendo conto che cio’ che ho visto e cio’ che so non e’ abbastanza. E’ il sapore che mi ha lasciato questa vacanza, ho visto tante cose, ma mi resta la voglia di provarne di piu’..sono appena rientrata che gia’ tornerei.
“Il fiore della parola non morirà.
Può morire il volto occulto di chi oggi la pronuncia,
ma la parola che venne dal fondo della storia e della terra
non potrà più essere strappata dalla superbia del potere.
…Vivremo sempre.
All’oblio torneranno solo coloro che capitolano la loro storia.
…Siamo qui. Non ci arrendiamo.
Zapata vive e, nonostante tutto,
la lotta prosegue.”
Dicembre 10, 2007
A different point of view is simply the view from a place you are not.
Le mie ventiquattr’ore sono di trentasei e vivo, vedo, annuso, tocco, mi incanto..tutto quello che normalmente a casa impiego settimane a fare, perche’ la mia città ha la strana capacità di rallentarmi, qui scorre tutto veloce, anche fin troppo. C’ero già stata qui a Londra ma ero troppo piccola per ricordare, l’ho riscoperta come una turista ordinaria.
La metropolitana così incasinata e labirintica mi ha affascinato. Eravamo partite col presupposto di fare quanta più strada a piedi possibile, non si sa mai si incappava in una bella bomba..raccomandazioni vane! Ho percorso tutti i tragitti, ho sceso le scale più assurde, ho sentito gli odori più nauseabondi dentro quei cunicoli che sono il cuore della città, restando tutte le volte affascinata. C’è’ il ritmo, la confusione delle lingue, la confusione della gente, la vita di una citta’ che e’ veramente aperta, cosmopolita un melting pot di culture e colori che può essere paragonabile solo a New York. Mi sono persa per i mercatini, senza voler trovare la strada del ritorno. Ho mangiato Indiano, Giapponese, Cinese, Tailandese. Sono stata “a casa” di Bridget Jones, al binario 9 ½ di Harry Potter. Non potevano mancare, naturalmente, le solite incursioni nelle varie librerie (alcune fra le più grandi d’Europa) - anche stavolta non mi sono trattenuta, a casa ho scelto la valigia più grande, lasciandola vuota a metà, di proposito, per riempirla di libri. Ho adorato Harrod’s, così kitch, così imponente. Dentro tutto ciò che immagini può diventare realtà, la neve che con un po’ di acqua gonfia e diventa infinita, i commessi gentilissimi da sembrare quasi irreali, gli angoli delle sartorie (alcune ricevono solo per appuntamento) con Valentino, Cavalli e tanti altri che sanno molto di deja-vu e un po’ di casa. Ma Harrod’s profuma di oriente, di Egitto, creato dall’ingegno di Mohamed “una piccola volpe orientale” che non è mai riuscita a suscitare simpatie. Per due volte la corona rifiuta di concedergli la nazionalita’, gli aspri sentimenti che oppongono le famiglie Windsor e Al Fayed sono comunque noti nei fatti più drammatici della tragica scomparsa di Diana.
E poi le luci, gli addobbi, il Natale, gli angioletti e le luci e ancora luci che fanno diventare giorno la notte più nera.
Covent Garden per i sognatori, per i musicisti e per gli artisti..
Chi ama la vita deve vivere Londra almeno una volta nel corso della sua esistenza..
Luglio 26, 2007

Bertrand Russell diceva: “Gli uomini farebbero bene a ricordarsi chi sono. Perchè l’uomo è uno degli abitanti di uno dei pianeti di una delle stelle di una delle galassie che compongono l’universo, laddove stelle pianeti e galassie si contano in miliardi ciascuno”.
Cuba, una fra le esperienze più belle della mia vita. Uno fra i posti più meravigliosi che abbia visitato. L’Avana è fantastica, poverissima ma piena di calore umano e sensualità emanata da tutto ciò che ti circonda. La musica che ti entra dentro, che non puoi non ballare, non lasciarti coinvolgere da quei ritmi sud americani così caldi. La sera quando fra i vicoletti bui (si risparmia anche sulla luce) ti senti persa in un ambiente estraneo e pensi anche ostile ti rincuori e sorridi ascoltando la musica che esce dalle finestre, dalle porte aperte e vedi questa gente povera e dignitosa che ha dentro una forza immane e una voglia inesauribile di sorridere e ballare. Si balla ovunque, per strada, nelle case, sul lungomare.
Lo stile coloniale e le auto degli anni sessanta ti fanno pensare di essere in un film americano, i cartelloni contro Bush e gli Stati Uniti e quelli che ricordano il Che fanno sorridere. Tutte le attenzioni verso i turisti, fonte inesauribile di guadagno, ti fanno sentire importante.
Le spiagge sono meravigliosamente pulite, la sabbia bianchissima e l’acqua calda oltre l’inverosimile, fare il bagno di notte soprattutto se in buona compagnia (la forza delle amiche, quelle di vecchia data, che sembrano eterne, te la ritrovi non solo nei momenti tristi ma anche in quelli speciali) e con un buon sigaro risulta un’esperienza unica e che importa se la luna proprio quella sera era calante, bastavano le stelle.
Non ho mai pensato di tornare in un paese visitato, il mondo è troppo grande per soffermarsi due volte nello stesso angolo, ma a Cuba ci torno, assolutamente!
“Las ideas son el alma essential en la lucha de la umanidad”
Fidel