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Questo weekend sono stata trascinata per caso ad un addio al nubilato e celibato, entrambi i futuri sposi, festeggiavano, infatti, insieme. Lei Catanese con madre Svizzera e lui argentino con padre francese. Si sono conosciuti e innamorati lavorando in una ONG in un paese del terzo mondo. Entro nel locale per meta’ riservato e mi ritrovo catapultata in un melting pot di culture da lasciare senza parole. Io e i miei amici (pochi per la verita’) eravamo gli unici italiani. Ragazzi con le chitarre che intonavano canzoni sud americane, gitane, francesi, catanesi e tutti a ballare, cantare, bere, ridere come se si fosse tutti amici, tutti conoscenti in un miscuglio di colori, abiti, razze da farti sentire in un’altra dimensione. Argentina, Francia, Svizzera, Nuova Guinea, Zimbawe, Spagna, mi sono sembrate talmente vicine e piccole nelle loro dimensioni da lasciarmi col sorriso da ebete tutta la sera. Piu’ il tempo passava, piu’ arrivavano i piatti tipici siciliani e il vino, piu’ il locale si riempiva di valigie degli ultimi arrivati, piu’ l’atmosfera si faceva caliente, amichevole da festa erasmus come quelle che non vedevo da una vita. L’amore si respirava fra i baci degli innamorati (tanti a dire la verita’), le carezze e gli sguardi languidi che dei bicchieri di troppo facilitavano. Per tutta la sera ho percepito in tutta la loro veridicita’ le parole dette da Benigni al festival: “Quando c’e’ l’amore tutto diventa grande e si cancella la mediocrita’, ma soprattutto si superano tutti i confini possibili e inimmaginabili.
Il problema e’ quando l’amore non c’e’! Io sono ritornata ad uno dei miei primi amori: la pittura e mai come questo weekend mi sono sentita realizzata!


