Novembre 17, 2008

RISPETTO E AUTOREVOLEZZA

Archiviato in: Calcio — ossidiana @ 8:40 pm


«Varriale è tignoso come pochi, parla alzando il ditino, ma per tutti resta "bassottino"»

Mancano due condizioni indispensabili perché ogni domenica si debba assistere a quella stanca e inutile cerimonia che sono le interviste del dopopartita: il rispetto e l'autorevolezza. Calciatori e allenatori dovrebbero avere un po' più di rispetto nei confronti delle tv (che permettono loro di cavare stipendi fuori dell'ordinario) e, quanto alle tv, dovrebbero preoccuparsi un po' di più dell'autorevolezza dei loro cronisti. Ma, si sa, la tv dà alla testa e ieri, nello scontro fra Enrico Varriale e Walter Zenga, è stata scritta una delle pagine più squallide del giornalismo sportivo. A Zenga è un periodo cui tutto va bene, Mascara gli segna tre gol e ogni occasione è buona per sfogare il risentimento di quando era fuori dal giro o costretto a fare l'imbonitore.

Varriale è tignoso come pochi, parla alzando il ditino, ma per tutti resta «bassottino», come lo aveva battezzato Cesare Maldini. E una volta che sei «bassottino» nessuno più ti prende sul serio. Non sappiamo per quali motivi Varriale conduca un programma come «Stadio sprint» (e chi se non lui, Paola Ferrari, Amedeo Goria, Mario Mattioli?), poco importa. È proprio il dopopartita che è insulso: i protagonisti sono nervosi e spesso, davanti a una telecamera, perdono il lume della ragione, persino Mourinho; i cronisti non sanno fare domande che vadano oltre le frasi fatte del margine di crescita o della squadra corta. Per non sbagliare, di solito, si dà sempre ragione al più forte. Non c'è nulla di più ridicolo dello spettacolo della scontatezza. In più, la Rai sta vivendo il complesso della seconda scelta e rosica; per contratto, viene dopo Sky. Così, in un mondo alla rovescia, dove spesso gli allenatori fanno gli opinionisti e i giornalisti le formazioni ma dove tutti si danno del tu, mancano le cose più essenziali: autorevolezza e rispetto. Per questo si trascende, si cerca la lite, si va allo scontro. Non si parla più di sport; si parla, purtroppo.

Aldo Grasso
17 novembre 2008