Agosto 30, 2008
Dal blog di Beppe Grillo:
La democrazia in Italia non c’è più. Non è attraverso un nuovo partito che le cose cambieranno, come alcuni, anche nel blog, credono. Tutto cambierà quando cambieremo noi. Nella nostra vita quotidiana, in quello che mettiamo nella borsa della spesa, nei nostri comportamenti. I partiti sono il passato. I cittadini sono il futuro. la democrazia deve essere partecipata, attuata. Attuata da me, da te, da tutti. La delega a Veltroni o a Berlusconi produce solo mostri. E’ il sonno della democrazia. E’, ormai, una pagliacciata. Non c’è nessuno dall’altra parte del muro. Troverete interessi economici, bancarottieri, mafiosi in doppiopetto, massoni, scarichi industriali, centrali nucleari, inceneritori e ignoranza.
Non possiamo più voltarci dall’altra parte di fronte alla distruzione della nostra società, dobbiamo voltarci da QUESTA parte. E fare qualcosa. Non abbiamo bisogno di un altro duce e un altro re, ma solo di dipendenti che ESEGUONO il nostro programma.
Gli italiani non si meritavano Giovanni Falcone. Lui sapeva che lo avrebbero ammazzato. Così come lo sapeva Paolo Borsellino. Sono andati a morire come i primi cristiani nel Colosseo. Lasciati soli dalle istituzioni, dai partiti, da molti colleghi. Borsellino morì di fronte alla casa della madre. Non fu prevista nessuna misura di sicurezza. Ci andava ogni domenica. L’autobomba fu parcheggiata a pochi metri dal campanello del cancello. Il 13 luglio 1992, sei giorni prima dell’attentato, disse a un poliziotto: “Sono turbato. Sono preoccupato per voi, perché so che è arrivato il tritolo per me (dal continente, ndr) e non voglio coinvolgervi” .
Sedici anni dopo Capaci, il presidente del Consiglio si chiama Silvio Berlusconi. In Parlamento ci sono Cuffaro e Dell’Utri. La mafia non ha più bisogno delle bombe. Gli bastano le leggi. “Un rapido elenco di ‘riforme’ : 1) sostanziale abolizione dell’art.41 bis che impediva la comunicazione tra i detenuti e l’esterno; 2) revisione di alcuni articoli del codice di procedura penale che hanno posto limiti all’utilizzabilità delle dichiarazioni accusatorie; 3) dopo la revisione di tali norme, vero cedimento alle richieste della destra, nessuna disposizione è stata varata a tutela dei cittadini non mafiosi che testimoniano nei processi di mafia; 4) la nuova legge sui collaboratori di giustizia ha provocato un’unica conseguenza: non si pente più nessuno; 5) la possibilità di allargare l’istituto del rito abbreviato anche ai reati più gravi, con uno sconto immediato di un terzo e la contemporanea conclusione delle indagini su quei fatti. A ciò va aggiunto che nessuna iniziativa è stata adottata per rendere operativa l’anagrafe dei conti e depositi bancari prevista sin dal 1991 su suggerimento di Giovanni Falcone”.
Intervistato da Francesco Licata nel febbraio del 1991, Falcone si lasciò andare a uno sfogo: “Ma cosa credono questi signori? Davvero sono convinti che siamo tutti uguali? Credono che mi stia salvando la vita? Io non ho paura di morire. Sono siciliano, io. Sì, io sono siciliano e per me la vita vale meno di questo bottone”.
Lo psiconano vuole riformare quello che è rimasto della Giustizia e dice di volerlo fare “ispirandosi al pensiero di Falcone”. Può permettersi di dirlo senza che nessun giornalista presente gli sputi in faccia o, più sobriamente, gli ricordi la permanenza dell’eroe Mangano (boss mafioso, Vittorio Mangano, condannato per associazione mafiosa e per traffico di droga) nella sua villa di Arcore. La riforma della Giustizia è già avvenuta da tempo. L’hanno attuata D’Alema e Fassino, Castelli e Berlusconi, Prodi e Mastella. Un passo alla volta. Un accorciamento dei tempi di prescrizione alla volta. Un indulto alla volta. Una limitazione delle intercettazioni alla volta. Un’abolizione del falso in bilancio alla volta. Oggi siamo ai chiodi bipartisan nella bara.
Don Arena, nel romanzo: ‘Il giorno della civetta’ di Sciascia, divideva l’umanità in uomini e mezz’uomini, ominicchi, piglianculo e quaquaraquà. Falcone era un uomo, noi, che siamo rimasti, cosa siamo?
Agosto 23, 2008

Atene-Santorini-Sifnos
Una vita che inizia sulle ceneri di un cerchio che si chiude, proprio li dove era iniziato. Magica follia che sale piano, piano. Il coraggio di quel coperchio sulla bara e’ l’ultimo respiro di cio’ che muore dentro l’anima e si scioglie al sole di un’alba nuova.
La Grecia mi e’ sempre stata sinonimo di gioia, di vita che inizia, musica nella testa e dentro l’anima. Non si puo’ partire per una vacanza e non essere consapevoli dell’influenza che la cultura ellenica esercita tuttora nel nostro mondo. Tracce evidenti nell’architettura, negli oggetti, nell’origine di parole e nomi, di riti e modi di vivere.
E’ cosi che inizia con un tuffo nelle tradizioni piu’ antiche, nel colori piu’ caldi, nei tramonti piu’ belli. Tanta voglia di conoscere (conoscersi forse per non perdersi ma ritrovarsi), un respiro lungo quanto un ferragosto speciale, in un posto speciale, con persone speciali.
Santorini e’ piu’ grandiosa dell’Acropoli. Un lato dell’isola e’ una parete semicircolare che si affaccia sulla “Caldera”, un cratere sprofondato. Gioiello delle Cicladi, si puo’ associare ad una realtà che oltrepassa i confini per approdare in un sogno, visione senza fiato di un mare color smeraldo che sconfina con l’azzurro del suo cielo tra le pareti del cratere svuotato e che ha dato origine al mito di Atlantide nella cultura occidentale.
In bilico sulla vetta e lungo la scogliera scoscesa, quasi a voler sfidare la legge di gravità terrestre, due paesi fatti di case bianche, chiesette ortodosse bordate di blu, paradisi con piscine a picco sul mare e splendenti al sole, Fira e Oìa, sembrano non essere mai sazi, e noi insieme con loro, di ammirare la straordinarietà del panorama.
Ad ogni curva, ad ogni angolo, in ogni strada compaiono scorci panoramici mozzafiato. Spicchi di mare dove navigano barche solitarie, yacht meravigliosi, alberi di vele che sembrano non finire piu’. Un cielo perennemente senza nuvole, spazzate via da un vento costante che spira dall’Egeo e permette di sopportare il torrido caldo greco e che di notte sembra schiaffeggi la pelle bruciata dal sole.
Qui, ho avvertito il limite di vivere dentro una bella cartolina. Se fosse un film avrei pensato che Madre Natura meritasse l’oscar per la scenografia. Cosi’ mi sono sdraiata sul bordo di un vulcano a vedere il sole colare a picco dentro il cratere e per un attimo mi e’ sembrato di diventare un tutt’uno con la natura.
Sifnos, l’isola di Apollo ancor oggi luogo degli dèi, con un impatto sicuramente meno pittoresco, che suscita sensazioni contrastanti. I vicoli e le strade del centro che si riempiono di vita soprattutto di notte, ne fanno un posto meno suggestivo ma sicuramente altrettanto movimentato dal punto di vista della “movida” notturna e non. Ballare sulla spiaggia, ai piedi di localini bianchi strapieni di gente che non vuole pensare a nulla se non a divertirsi a scambiare due parole in un melting pot di culture e lingue diverse. I tavolini che diventano cubi occasionali per chi ama mettersi in mostra o per chi ha forse esagerato con gli shottini pomeridiani. Le note del sirtaki che ti trascinano in una danza pittoresca e allegra, con le onde del mare che lambiscono le caviglie, ti solleticano e ti fanno sentire viva, piu’ di quanto pensavi di poter essere. E quando, stanca dei bagordi e delle danze notturne, nelle notti calde e sensuali, ti capita di alzare gli occhi al cielo, e’ facile sentire un mancamento, un capogiro. Tante stelle, troppe stelle, un tappeto sconfinato, il cielo diventa una trapunta immensa, qui si potrebbe spegnere la luce e farsi illuminare solo dalla luna, chi se ne frega delle lampade super tecnologiche. Ancora una volta mi sento diventare un tutt’uno con la natura.
“..cerchiamo di creare la nostra realta’ alternativa. Di costruire un mondo partendo dalle pietre e dal caos. Cosa ne verra’ fuori non ne ho idea. E dopo tanto correre di qua e di la, eccoci qui: nel cuore del nulla e della notte. E forse saperlo serve a poco. Qui, in mezzo alle rovine e al buio quello che stiamo costruendo potrebbe essere qualsiasi cosa.”
C. Palahniuk
Agosto 6, 2008

Un abbraccio a tutti e a prestissimo!
Agosto 2, 2008
Io conosco la tua strada,
ogni passo che farai,
le tue ansie chiuse e i vuoti,
sassi che allontanerai
senza mai pensare che
come roccia io ritorno in te
Io conosco i tuoi respiri,
tutto quello che non vuoi.
Lo sai bene che non vivi,
riconoscerlo non puoi.
E sarebbe come se
questo cielo in flamme
ricadesse in me,
come scena su un attore
Per amore,
hai mai fatto niente
solo per amore,
hai sfidato il vento e
urlato mai,
diviso il cuore stesso,
pagato e riscommesso,
dietro questa mania
che resta solo mia?
Per amore,
hai mai corso senza fiato
per amore,
perso e ricominciato?
E devi dirlo adesso
quanto di te ci hai messo,
quanto hai creduto tu
in questa bugia.
E sarebbe come se
questo fiume in piena
risalisse a me,
come china al suo pittore.
Per amore,
hai mai speso tutto quanto,
la ragione,
il tuo orgoglio fino al pianto?
Lo sai stasera resto,
non ho nessun pretesto,
soltanto una mania
che resta forte e mia
dentro quest’anima che
strappi via.
E te lo dico adesso,
sincero con me stesso,
quanto mi costa non saperti mia.
E sarebbe come se
tutto questo mare
annegasse in me.