Antefatto: Mi domando dopo tutto questo tempo dove sia o cosa sia quel limite che separa la necessità di cancellare il tuo numero dalla stupidita’ di doverlo usare ancora…rimarrà (per il mio bene) questo messaggio perduto nel fondo di una bottiglia che non sa galleggiare e finge di saper nuotare.
Un temporale estivo non turba le onde del mare.
Ma perche’ la sofferenza? Perche’ due persone di mare in quello stesso momento vivevano il mare in modo cosi differente?
Che senso ha andare avanti a ricucire ferite che saranno riaperte ancora piu’ profonde il giorno dopo? Bisogna far guarire l’anima e so di essere sulla buona strada. Ho scoperto con il tempo che il mare e’ l’unico mezzo di comunicazione veramente libero, nessuno lo puo’ controllare solo chi vive il mare sa cosa vuol dire non avere tempo…sto riscoprendo il mare e ho capito che il mare o te lo porti dentro o non c’e’ alcun modo di conquistarlo. Forse l’ho sempre avuto dentro.
La felicità la cerchiamo tra le cose che non conosciamo, perche’ partiamo dal presupposto che essa sia una terra lontana e fantastica da conquistare con sudore e fatica. La felicità, ho imparato che e’ una funzione ben piu’ complessa, non e’ una semplice febbre, ma l’entropia euforica e coinvolgente che questa scatena.
A volte il confine tra una vittoria e la peggiore sconfitta e’ impercettibile. La storia ne e’piena di esempi. Cosa me ne faccio di una vittoria? Quando so di aver perso la guerra?
Capita che non e’ l’andamento generale che sposta gli equilibri di una disputa da una parte o dall’altra, bensi la gestione di eventi particolari che fa crollare anni di certezze.
Ci sono mille motivi per condividere un’emozione che sai essere unica. Ci sono cento motivi per combattere contro i mulini a vento e bianche balene. Ci sono dieci motivi perche’ ti amo, ma non in questa notte senza sonno in cui non ho un solo motivo per sussurrare al vento il tormento che provo ad affidargli queste parole. Le mie parole non hanno peso. Stanno appese al muro e io le guardo, le ascolto. Sento il soffio del loro fiato, della loro flebile voce continuando ad ignorarne il significato.
Ma non ci riesco. Non basta, non basta spostare la testa per distogliere lo sguardo.
Un’onda lunga si infrange sulla spiaggia ed io la ascolto. Un’altra, un’altra. Ed ancora un’altra…
“ho avuto 17 anni anch’io quando ho amato follemente, quasi senza accorgermi di cosa stesse accadendo veramente. Poi ne ho avuti 27 di anni e credevo di sapere tutto sull’amore: circondandola di delicatezze mi facevo spazio verso di lei, quasi nuotando controcorrente, cercavo stupidamente in apnea testarda di farmi largo tra le onde della ragione, tra gli scrosci dei dubbi legittimi, troppo orgoglioso e ferito e caparbio e irrazionale per potermi accorgere dell’unidirezionalita’ di un senso non unico.”
A.T.
“e cosi chiusi la finestra, abbassai gli avvolgibili e cominciai a raccontare mentalmente alla lampadina del soffitto la storia di quell’irrimediabile naufrago che ogni tanto sentivo di essere”. Antonio Lobo Antunes.

