Dicembre 20, 2007

Una mappa che includa utopia

Archiviato in: Donne — ossidiana @ 10:32 pm


“Se ci penso, non credo di essere mai passato attraverso una successione altrettanto densa di stati d’animo contrastanti: trecce e spirali di ottimismo e depressione. Il mio umore cambiava quattro o cinque volte al giorno, sospinto da episodi marginali o piccoli mutamenti di sfondo che si ripercuotevano e amplificavano nel quasi-vuoto dove crescevano le mie idee. Queste idee, come canne su una falda d’acqua, crescevano parallele e in continua competizione fra loro. Tendevano a sminuirsi o porsi vicendevolmente in ridicolo, senza che una riuscisse a strappare da sola abbastanza spazio o credibilità.” Andrea De Carlo,Treno di panna

“Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi” (Marcel Proust)

Il viaggio è la vita, vissuta accanto alle persone che amiamo finché ne abbiamo la possibilità.
Il viaggio prosegue sorriso dopo sorriso e lacrima dopo lacrima. Il carburante è l’amore. A volte ci domandiamo come sarebbe se fossimo altrove, se fossimo altri, continuiamo il nostro percorso procedendo a piccoli balzi qua e là. Viaggiamo alla ricerca di una felicità che ci possa sorprendere e soddisfare che sia ancora in grado di farci emozionare. Ma la vita non si riduce a questa sterile ricerca. Potremmo girare tutto il mondo e non trovare nulla che soddisfi i nostri cuori. Se solo potessimo vedere quanto è immenso il mondo che ci circonda e potessimo per un istante solo perderci nella nostra infinitezza, allora potremmo capire, indossando nuovi occhi che consentano di vedere quanto sono ampi gli orizzonti che questa vita ci regala cominciare ad assaporare dolcemente questa felicità sconosciuta che da sempre è stata lì. “Se non esci da te stesso, non puoi sapere chi sei”. E così frantumando le sbarre siamo usciti dalla gabbia, abbandonando quella casa delle incertezze, delle risposte mai date, da tutti i perché e le lacrime ingoiate, da quelle sere senza sonno e senza meta per scappare su un’isola sconosciuta. Guardare dove ancora non avevamo guardato, cercare dove ancora non avevamo cercato. “Alla ricerca di ciò che un giorno forse ci sarà”.
Per compiere grandi passi avevamo bisogno del sogno, di credere che quell’isola l’avremmo trovata o che in ogni caso era importante la strada che avremmo percorso per cercarla. “Una mappa che non includa Utopia, - diceva Oscar Wilde - non merita neanche un’occhiata”. E con quella mappa siamo saliti sulla nave.
“Fluttuava, al punto di partenza per un lungo viaggio, tranquillissimo in una tranquillità immensa, le ombre dei pennoni riflesse lontano verso oriente dal sole all’occaso. In quel momento ero solo sul ponte. Non proveniva dall’interno il minimo suono, ed intorno a noi nulla muoveva, nulla vibrava, né una canoa sull’acqua, né un uccello in aria, né una nuvola in cielo. In questa esanime pausa, sulla soglia di una lunga traversata, sembrava stessimo calcolando la nostra idoneità ad una lunga ed ardua impresa, compito prescritto da entrambe le nostre esistenze, da adempiere lungi da ogni sguardo umano, con solo cielo e mare per testimoni e giudici”.

Dicembre 10, 2007

Londra

Archiviato in: Viaggi — ossidiana @ 10:49 pm


A different point of view is simply the view from a place you are not.

Le mie ventiquattr’ore sono di trentasei e vivo, vedo, annuso, tocco, mi incanto..tutto quello che normalmente a casa impiego settimane a fare, perche’ la mia città ha la strana capacità di rallentarmi, qui scorre tutto veloce, anche fin troppo. C’ero già stata qui a Londra ma ero troppo piccola per ricordare, l’ho riscoperta come una turista ordinaria.
La metropolitana così incasinata e labirintica mi ha affascinato. Eravamo partite col presupposto di fare quanta più strada a piedi possibile, non si sa mai si incappava in una bella bomba..raccomandazioni vane! Ho percorso tutti i tragitti, ho sceso le scale più assurde, ho sentito gli odori più nauseabondi dentro quei cunicoli che sono il cuore della città, restando tutte le volte affascinata. C’è’ il ritmo, la confusione delle lingue, la confusione della gente, la vita di una citta’ che e’ veramente aperta, cosmopolita un melting pot di culture e colori che può essere paragonabile solo a New York. Mi sono persa per i mercatini, senza voler trovare la strada del ritorno. Ho mangiato Indiano, Giapponese, Cinese, Tailandese. Sono stata “a casa” di Bridget Jones, al binario 9 ½ di Harry Potter. Non potevano mancare, naturalmente, le solite incursioni nelle varie librerie (alcune fra le più grandi d’Europa) - anche stavolta non mi sono trattenuta, a casa ho scelto la valigia più grande, lasciandola vuota a metà, di proposito, per riempirla di libri. Ho adorato Harrod’s, così kitch, così imponente. Dentro tutto ciò che immagini può diventare realtà, la neve che con un po’ di acqua gonfia e diventa infinita, i commessi gentilissimi da sembrare quasi irreali, gli angoli delle sartorie (alcune ricevono solo per appuntamento) con Valentino, Cavalli e tanti altri che sanno molto di deja-vu e un po’ di casa. Ma Harrod’s profuma di oriente, di Egitto, creato dall’ingegno di Mohamed “una piccola volpe orientale” che non è mai riuscita a suscitare simpatie. Per due volte la corona rifiuta di concedergli la nazionalita’, gli aspri sentimenti che oppongono le famiglie Windsor e Al Fayed sono comunque noti nei fatti più drammatici della tragica scomparsa di Diana.
E poi le luci, gli addobbi, il Natale, gli angioletti e le luci e ancora luci che fanno diventare giorno la notte più nera.
Covent Garden per i sognatori, per i musicisti e per gli artisti..
Chi ama la vita deve vivere Londra almeno una volta nel corso della sua esistenza..