Settembre 25, 2007
Uno spunto di riflessione che parte da un film che ho visto, PREMONITION, appunto. La capacità di vedere oltre il quotidiano, di sapere in anticipo cosa succederà domani, essere capace di cambiare il corso dei piccoli eventi ma non riuscire a modificare i grandi. Cos’è la nostra vita, un destino gia scritto o la capacità di modificare la tua vita seguendo la tua volontà? Pensare di avere un destino già stabilito, toglie all’uomo ogni possibilità di scelta. L’illusione di essere noi a guidare la nostra vita o un fato che inesorabile attende al varco danno un senso o tolgono il senso all’esistenza.
Una mia amica dice sempre: “il Signore sta molto più in alto di noi, da lassù ci vede meglio”, ne deduco che da una prospettiva divina, ogni cosa sembri più giusta, ogni deviazione appropriata, ogni bivio ha un suo perché. Non è forse che per quanto ti sforzi di cambiare, di non pensare, di saltare, la vita ti riporti sempre li, al punto che hai lasciato in sospeso?
Mi devo svegliare con la consapevolezza che il mio giorno è già stato deciso da qualcun altro senza che io possa influire, se non per cambiare le prospettive ma non i soggetti e i dialoghi?
Ai defunti l’ardua sentenza!!
Settembre 18, 2007
Succede così al povero elefante dentro un negozio di cristalli, basta poco per far succedere un dramma. Le scuse e l’imbarazzo, sono tante. Indifferente e scuro in viso il negoziante raccoglie i cocci e pensa al danno.
Per una bambolina di porcellana buttata giù dal piedistallo, si raccattano i cocci, si cercano, chini sul pavimento, colle mani, a tentoni sotto i mobili, quei frammenti invisibili agli occhi ma non al tatto. Pazientemente si incollano, uno per uno, ci puoi stare una giornata, un mese o una vita. Quando hai finito sei contenta, ci sei riuscita, ammiri il tuo capolavoro. Svegliandoti, giorno dopo giorno, noti, però le crepe, quei frammenti che non sei riuscita a trovare, che forse non sono mai esistiti e ti eri illusa ci fossero, ci fossero tutti. Delusa e sconfitta la constatazione della disfatta è un atto di coraggio. Il coraggio di scegliere il posto più adatto per un oggetto insoddisfatto. Il rimpiazzo è il momento più duro, la scelta, i prezzi da pagare, che chissà perché sono spesso troppo alti, la scelta dei colori, l’imbarazzo di tutti quei no ai commessi indaffarati, l’eccitazione della vista al momento della scelta. Arriva il giorno che torni a casa col tuo pezzo da collocare, non vuoi fare lo stesso errore e sposti il piedistallo, eviti di urtarlo, passi le giornate a coccolarlo.
Un pomeriggio, tornando a casa noti in un negozio di oggetti usati, la tua vecchia bambolina, trovata chissà in quale angolo di spazzatura. Esposta in una vetrina si illuderà di vivere come una regina.
Settembre 14, 2007

Memories di un picciotto..
C’era una volta in Sicilia (anni 70/80): percorso di (de)formazione di un picciotto. Una storia siciliana, Il dolce e l’amaro di Andrea Porporati.
Ne abbiamo viste e sentite di vicende sulla mafia, e’ come se sapessimo tutto, questa volta il regista vuole puntare l’attenzione sull’altro lato, su quello dei cattivi. Come la mentalità mafiosa possa invadere la mente (entrare quasi nel DNA) di un ragazzino conducendolo poi, passo dopo passo, dal reato minore a quello più efferato mantenendo ferma la convinzione che i padrini sanno come guardare il mondo e possono farlo anche per noi. Arriva il giorno in cui ti chiedono di eliminare qualcuno che conosci bene. A quel punto le cose possono cambiare. E’ facile per alcune uomini, appartenenti a certi luoghi, entrare a far parte delle cosche mafiose, quasi naturale: il padre del protagonista era stato assassinato, mentre lui era piccolo, così ha accettato la protezione di un boss, il quale si e’ preso cura dell’intera famiglia. “Andare all’Ucciardone per me è come andare all’università” sentiamo dire a Saro, il protagonista.
L’idea, quella di raccontare la Mafia dal suo interno, di rendere umano un personaggio negativo e’ senza dubbio da encomiare, ma non aggiunge sulla Mafia niente di più di quello che già sappiamo. Anzi, racconta una Mafia classica, intramontabile, quella che si immagina, che abbiamo sentito nei racconti più lontani e perde un’occasione importante (non si arriva tutti i giorni a Venezia) per parlarci di cos’è Cosa Nostra oggi, cioè una holding con contatti internazionali, e capitali reinvestiti possibilmente in attività legali, molto più difficile da riconoscere e molto meno plateale di questa da macchietta che guardiamo sullo schermo. La domanda sorge spontanea: che cosa ci fa questo film-Tv, in concorso a Venezia, esposizione del cinema d’autore mondiale? Perché il cinema italiano presenta al mondo intero film basati sui luoghi comuni, strutture narrative instabili, personaggi che sono solo stereotipi, gag sui rapinatori meridionali, quasi come raccontare barzellette sui Carabinieri?
Andrea Porporati afferma che il film e’ “il tentativo di raccontare la storia di una presa di coscienza di un ragazzo che è nato in un contesto e in una famiglia mafiosa, che all’inizio non fa nessuna scelta ma la fa dopo, quando decide di allontanarsi.”
“Per diventare un grande uomo ho dovuto essere un uomo di niente”. Con queste parole il protagonista ritrova il gusto di una vita normale,
Assomiglia molto più ad una favoletta con lieto fine che ad una storia di Mafia con tutte le tragiche conseguenze che se ne possono dedurre (mi chiedo ancora, perché indurre lo spettatore a provare simpatia per un personaggio che senza il minimo pentimento si è macchiato dei crimini più efferati?). Non c’e’ un momento singolare, un batticuore, un momento di disperazione o smarrimento, di emozione o di tensione. Il film si regge su uno standard talmente medio da risultare globalmente mediocre. L’intento era di raccontare l’ineluttabilità del male nella sua quotidianità, mostrare il baratro incolmabile tra normalità e anormalità nella vita di un ragazzo cresciuto nel mito dell’uomo d’onore. Obiettivo mancato. Il dolce e l’amaro puo’ essere considerato, cosi come definito da alcuni critici uno spot antimafia: “Della” mafia ma non “sulla mafia”.
Settembre 7, 2007

Sono convinta che dobbiamo essere noi ad impegnarci e a far cambiare le cose..pur se nel nostro piccolo.
Mobilitiamoci tutti!
NO AI PARLAMENTARI CONDANNATI
No ai 25 parlamentari condannati in Parlamento - Nessun cittadino italiano può candidarsi in Parlamento se condannato in via definitiva, o in primo e secondo grado in attesa di giudizio finale
DUE LEGISLATURE
No ai parlamentari di professione da venti e trent’anni in Parlamento - Nessun cittadino italiano può essere eletto in Parlamento per più di due legislature. La regola è valida retroattivamente
ELEZIONE DIRETTA
No ai parlamentari scelti dai segretari di partito - I candidati al Parlamento devono essere votati dai cittadini con la preferenza diretta
“L’8 settembre sarà il giorno del Vaffanculo day, o V-Day. Una via di mezzo tra il D-Day dello sbarco in Normandia e V come Vendetta. Si terrà sabato otto settembre nelle piazze d’Italia, per ricordare che dal 1943 non è cambiato niente. Ieri il re in fuga e la Nazione allo sbando, oggi politici blindati nei palazzi immersi in problemi “culturali”. Il V-Day sarà un giorno di informazione e di partecipazione popolare.”
Beppe Grillo
Andiamo tutti a firmare per portare in Parlamento la legge popolare.
Settembre 5, 2007
L’Etna si e’ risvegliata, dopo aver sonnecchiato per tutta l’estate e’ ritornata alla grande, come solo lei sa fare con tanto rumore e uno spettacolo pazzesco, non ci sono molte parole, solo tante foto che possono far immaginare..