Giugno 23, 2007

Ecco alcune delle cose che ho imparato nella vita:
-Che non importa quanto sia buona una persona, ogni tanto ti ferirà.
E per questo, bisognerà che tu la perdoni.
-Che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per distruggerla.
-Che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano.
-Che le circostanze e l’ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo responsabili di noi stessi.
-Che, o sarai tu a controllare i tuoi atti,o essi controlleranno te.
-Ho imparato che gli eroi sono persone che hanno fatto ciò che era necessario fare, affrontandone le conseguenze.
-Che la pazienza richiede molta pratica.
-Che ci sono persone che ci amano, ma che semplicemente non sanno come dimostrarlo.
-Che a volte, la persona che tu pensi ti sferrerà il colpo mortale quando cadrai, è invece una di quelle poche che ti aiuteranno a rialzarti.
-Che solo perché qualcuno non ti ama come tu vorresti, non significa che non ti ami con tutto se stesso.
-Che non si deve mai dire a un bambino che i sogni sono sciocchezze:sarebbe una tragedia se lo credesse.
-Che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno. Nella maggior parte dei casi sei tu a dover perdonare te stesso.
-Che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato; il mondo non si ferma, aspettando che tu lo ripari.
-Forse Dio vuole che incontriamo un po’ di gente sbagliata prima di incontrare quella giusta, così quando finalmente la incontriamo, sapremo come essere riconoscenti per quel regalo.
-Quando la porta della felicità si chiude, un’altra si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo a quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi.
-La miglior specie d’amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un portico e camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via senti che è come se fosse stata la miglior conversazione mai avuta.
-È vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.
-Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un’ora per piacergli, e un giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo.
-Non cercare le apparenze, possono ingannare.
-Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi.
-Cerca qualcuno che ti faccia sorridere perché ci vuole solo un sorriso per far sembrare brillante una giornataccia.
-Trova quello che fa sorridere il tuo cuore.
-Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto che vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero!
-Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere, perché hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare.
-Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano, speranza sufficiente a renderti felice.
-Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono così.
-Le più felici delle persone, non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.
-L’amore comincia con un sorriso, cresce con un bacio e finisce con un the.
-Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato, non puoi andare bene nella vita prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e tuoi dolori.
-Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano.
Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l’unico che sorride e ognuno intorno a te piange.
Giugno 21, 2007

Il 21 Giugno il sole culmina allo zenit, ed è il giorno più lungo dell’anno.
Questa data che risulta rilevante da un punto di vista astronomico lo è anche da un punto di vista della cultura e della tradizione.
Il Solstizio, che etimologicamente significa “il sole si ferma”, segna “il punto di svolta” nell’annuale viaggio che l’astro compie sul nostro orizzonte. Rappresenta il momento in cui il sole non si abbassa e non si alza rispetto all’equatore celeste, in cui si verifica il giorno più lungo dell’anno e quindi della notte più breve.
Nell’esatto mezzogiorno astronomico le ombre degli edifici e dei pali scompaiono del tutto. In questo giorno, inoltre, chi si trova esattamente sulla linea del tropico del Cancro può vedere l’immagine del sole nel fondo dei pozzi, riflesso dall’acqua anche a decine di metri di profondità perché i raggi arrivano esattamente perpendicolari. Lo stesso fenomeno si ripete il 21 dicembre, per il solstizio d’inverno, al tropico del Capricorno.
Il giorno del solstizio d’estate è legato ad una serie di miti, leggende e feste ancora molto seguite in Europa. I Solstizi sono eventi dall’intrinseco significato cosmico e terrestre, e allo stesso tempo sono simboli potenti dei più profondi processi di trasformazione che avvengono nella psiche umana individuale e collettiva.
Nel cuore degli antichi riti del Solstizio risiedeva un forte rispetto per i cicli. Ogni ciclo – che sia un giorno, un anno, una vita umana, o la vita di una civiltà, ha un principio, un centro e una fine; e quasi sempre a un ciclo ne segue un altro.
La vera saggezza consiste nel conoscere il proprio posto in ogni determinato ciclo e quale tipo di azione (o inazione) è più giusto per quella fase. Quello che può essere costruttivo in un dato momento, può essere distruttivo in un altro, è questo tipo di sensibilità ai cicli del mutamento che è alla base dell’antica filosofia cinese de “I Ching: il Libro dei Mutamenti”.
Le giornate solstiziali nelle tradizioni pre-cristiane erano sacre e ancora oggi ciò si riflette in una festività cattolica che cade qualche giorno dopo il solstizio canonico al 24 giugno, quando nel calendario liturgico della Chiesa latina si ricorda la natività di San Giovanni Battista. Va detto che i moderni gruppi neopagani e neodruidici celebrano tuttora il giorno di “Midsummer” (Mezza Estate per citare Shakespeare) e i riti solstiziali che si svolgono in particolare a Stonehenge richiamano sempre migliaia di persone. (La RUNA Durabo è l’unico Calendario Completo in grado di indicare sul suo complesso quadrante, in forma statica, l’allineamento astronomico che si verifica all’alba del 21 giugno nel tempio megalitico di Stonehenge con il Solstizio d’estate. Una delle ricorrenze più importanti dell’anno che riuniva le Tribù Celtiche proprio per osservare, dal centro del cerchio formato dai giganteschi monoliti di arenaria, volgendo lo sguardo a nord est, l’allineamento del sole nascente con la cosiddetta “Pietra del Calcagno”. Un blocco di 35 tonnellate che proiettava un cono d’ombra sulla folla danzante, delimitando la zona più favorevole per ammirare il fenomeno.)
I giorni solstiziali includono alcune tra le celebrazioni più popolari dell’ Occidente e poiché il sole trionfa nel cielo, le antiche tradizioni collegavano questo periodo dell’anno con la comunicazione diretta fra invisibile e visibile.
Questo può essere un giorno in cui onorare la Dea Madre in tutti i suoi aspetti, nomi e forme – Maria, Gaia, Iside, Inanna, Ishtar, Hathor, Cerere, Kali, Sofia, Kuan Yin, Donna Bisonte, Destra, Magna Mater ecc.
Nella tradizione druidica, il Solstizio d’Estate è il momento dell’espressione, della potenza della luce, quando possiamo aprirci alla realizzazione dei nostri sogni e al lavoro nel mondo attorno a noi. E’ il momento in cui si ha il massimo dell’energia per realizzare qualunque cosa.
Scrive Emma Restall-Orr (I principi del Druidismo, p. 114)
Il solstizio d’estate è il momento per venerare la potenza della luce, il maschile, la cima della montagna, la lama della spada, l’esteriore e l’assertivo. In Heifin noi riconosciamo l’espressione esteriore di noi stessi, la nostra vitalità e forza, tutto ciò che abbiamo usato nella spinta verso la crescita e il progresso, e impariamo quando fermarci. Durante la celebrazione ci si scambiano insegnamenti sulla necessità di equilibrare la potenza con la giustizia, la forza con la saggezza. La nostra attenzione è attirata dalla luce che scintilla dalla spada verso la terra, dea del nostro territorio.
Giugno 15, 2007

“..Eppure comprendevo benissimo quell’invito a essere pazzo, a spogliarmi dalla ragione, del ritegno, della mentalità borghese, ad abbandonarmi al mondo fluttuante e senza leggi dell’anima e della fantasia(…).
Non potevo più tollerare quella vita, mansueta, bugiarda, cortese(…).
La solitudine è indipendenza: l’avevo desiderata e me l’ero conquistata i tanti anni. Era fredda, questo si, ma era anche silenziosa, meravigliosamente silenziosa e grande come lo spazio freddo e silente nel quale girano gli astri(…)”.
“..Strani concetti hai della vita! Hai sempre fatto cose così difficili e complicate e non hai imparato quelle semplici(…) ma venirmi a dire poi di aver provato al vita e di non averci trovato niente, no, vedi, questo non va bene (…). Ogni uomo forte raggiunge immancabilmente ciò che il suo vero io gli ordina di volere(…).
La borghesia condizione immanente dell’umanità, non è altro che un tentativo di equilibrio, l’aspirazione a una via di mezzo tra gli innumerevoli estremi e poli contrapposti della via umana(…) tenta insomma di insediarsi nel mezzo tra gli estremi, in una zona temperata e sana, senza burrasche e temporali, e ci riesce, ma rinunciando a quell’intensità di vita e di sentimento che offre una vita rivolta all’assoluto e all’estremo. Vivere intensamente si può solo a scapito dell’io (…). Non potrebbe avere nel mondo altra parte che quella di un gregge di agnelli in mezzo ai lupi in libertà (…). Solo l’umorismo stupenda invenzione di chi si vede troncata la vocazione alle cose più grandi, l’invenzione dei tipi quasi tragici, degli infelici dotati di massima intelligenza, soltanto l’umorismo (la trovata forse più singolare e geniale dell’umanità) compie l’impossibile, illumina e unisce tutte le zone della natura umana (…) vivere nel mondo come non fosse il mondo, rispettare la legge e stare tuttavia al di sopra della legge, possedere come se non si possedesse, rinunciare come se non si fosse in rinuncia: tutte queste esperienze di un’altra saggezza di vita si possono realizzare solo con l’umorismo (…).
“..nell’eternità il tempo non esiste; l’eternità è solo un attimo, quanto basta per uno scherzo..” (…).
“..Erminia era come la vita: sempre attimo, mai calcolabile in anticipo (…) chi sapeva vivere così nell’attimo fuggevole, chi abbracciava così il presente e sapeva apprezzare (…) ogni piccolo fiore sul margine della via, ogni piccolo valore dell’istante che fugge, doveva certo dominare la via (…).”
“..Quelle visioni, centinaia e centinaia, con o senza nomi, ritornavano tutte, sorgevano giovani e rinnovate dal pozzo di quella notte d’amore, e capivo, dopo averlo dimenticato nella mia lunga miseria, che erano il vero possesso e valore della mia vita, che si erano conservate incorruttibili; che erano avvenimenti diventati astri nel firmamento che io potevo dimenticare ma non distruggere la cui serie rappresentava la leggenda della mia vita, il valore indistruttibile della mia esistenza. La mia vita era stata faticosa, errabonda, infelice, mi aveva portato alla negazione e alla rinuncia, era stata amareggiata dal sale inevitabile di ogni umanità, ma ricca e orgogliosa, una vita regale anche nello squallore. Se anche quel tratto di strada fino alla morte fosse stato sprecato miseramente, il nocciolo di quella vita era nobile, era di razza, poiché non mirava ai miseri quattrini, mirava alle stelle (…) in quella notte per la prima volta dopo la mia decadenza, la mia propria vita mi fissò con occhi raggianti nei quali vidi che il mio destino era di nuovo affidato al caso e i rottami della mia esistenza erano un frammento di divinità. La mia anima riprese a respirare (…)”
“..Lei deve imparare a ridere, ebbene ogni superiore umorismo incomincia col non prendere sul serio la propria persona (..) questa si chiama arte di vivere (…) voi stesso potete plasmare e animare il gioco della vostra vita a volontà, dipende da voi. Come la pazzia in un certo senso elevato, è l’inizio di ogni sapienza, così la schizofrenia è l’inizio di tutte le arti, di ogni fantasia (…)”.
Herman Hesse -Il lupo della steppa
Giugno 13, 2007
Se qualcuno cade, assicurategli che colui, che adesso è in piedi
Fallì come lui ed è conscio che rialzarsi
È frutto delle circostanze, e non della consapevolezza
Che la debolezza è passata o la forza risorta
Ditegli che il peggio, si placa in un momento
Il terrore, è solo nel sibilo, prima della pallottola
Quando la pallottola entra, entra il silenzio
La morte annulla il potere di uccidere.
Giugno 7, 2007

La depressione, lo smarrimento, il momentaneo allontanamento dall’essenza della propria vita sono situazioni attraverso le quali tutti noi, almeno una volta nella vita, siamo passati. Queste sensazioni vengono amplificate se a soffrire è un’amica, reduci dalle nostre passate esperienze, le si vive infatti con maggiore intensità.
Voglio riportare qui il testo di una lettera che V. scrive a questa amica che ha deciso di crogiolarsi nel suo dolore forse perché non ha la forza per uscirne, forse perché l’abitudine è una brutta bestia che ti fa sentire a tuo agio anche in situazioni estreme e tutto quello che riesci a fare è solo stare a guardare il tuo mondo che va alla deriva.
Cara S. questa è per te, ma è anche per tutte quelle donne che avrebbero bisogno di un’amica e di un consiglio o di una spinta per farle saltare quel baratro che la vita ogni tanto mette davanti e che se non saltato potrebbe diventare burrone.
Cara S.
Certo che a paragone tuo…mi sento proprio meglio! Ci sei riuscita a risollevarmi il morale!
Che succede?
Hai perso di vista i tuoi obiettivi? Ne avevi? Che fai quando ti alzi il mattino? Ti stai dedicando a qualcosa?
Mi sembra proprio di sentirla la tua depressione e quasi mi soffoca più dei miei problemi. Però, non puoi permetterti di perdere S. su questo ti consiglio, da amica, di farti forza e di muovere il culo! Non c’e’ mai fine al peggio, si può sempre scavare!!
La tua salute mentale sta nelle tue mani, dipende da quanto ti curi di lei.
Che succede al tuo cuore? Avrà qualcosa da dire: ascoltalo! Nessuno può aiutarti, neppure S. non appesantirlo o lo tirerai giù con te! Datti una mossa. Inventati l’energia. Usa il ricordo che hai di essa. Te la ricordi almeno?
Ritrova i tuoi interessi!
Talvolta la coppia aliena, ma non e’ la coppia il problema…e’ la nostra incapacità di stare in coppia. Mettiamo la nostra vita nelle mani dell’altro, come fosse un dono, e non ci accorgiamo che perdiamo la nostra forza. Ci abbandona la volontà e la voglia di vivere emozioni. Si perde quello spirito forte dell’essere single che e’ tale solo perchè e’ disperato. Ricordi gli sforzi che facevamo tutti per apparire belli, freschi, interessanti, affascinanti, sensuali? E’ tipico dell’età adolescente e post adolescenziale, ma sempre finalizzata alla ricerca dell’anima gemella. Non credi?
Ora che viaggiamo verso una età fin troppo adulta e’ meglio ricercare cose di maggior consistenza.
Che vuoi fare della tua vita? Della tua relazione? I tuoi studi? Non lo sai? Bene! Pensiamoci un po’ su e troviamo una soluzione. Nulla è facile, ma si deve provare! Non c’e’ una sola risoluzione ad un problema, ce ne sono tante!
Occorre trovarne una che sia più o meno accettabile e fattibile. Un obiettivo concreto e vicino. Questo percorso e’ soggettivo e spesso in salita, ma quando si arriva in alto il panorama è più bello.
Scusa se mi sono permessa di parlarti in questo modo. Non sono e non mi sento al di sopra di nessuno. Ho parlato con te allo stesso modo in cui io mi rivolgo a me stessa quando ho un problema o quando perdo di vista i miei obiettivi.
Baci.
V.
Stelle d’inverno
Cieli bui di gelidi giorni
Caldi abbracci di
dolci e tormentati amori
Amori sopiti, amori sospirati
Sorrisi rapiti,
sorrisi strappati
Cuori lacerati da amori traditi
Passioni nascoste,
mai rivelate in visi angelici di perfette splendide figure
A S. Dal suo Giacomo Leopardi