Giugno 15, 2007

Serata anarchica! Teatro magico!Ingresso libero ma non per tutti!

Archiviato in: Libri — ossidiana @ 7:05 pm

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“..Eppure comprendevo benissimo quell’invito a essere pazzo, a spogliarmi dalla ragione, del ritegno, della mentalità borghese, ad abbandonarmi al mondo fluttuante e senza leggi dell’anima e della fantasia(…).
Non potevo più tollerare quella vita, mansueta, bugiarda, cortese(…).
La solitudine è indipendenza: l’avevo desiderata e me l’ero conquistata i tanti anni. Era fredda, questo si, ma era anche silenziosa, meravigliosamente silenziosa e grande come lo spazio freddo e silente nel quale girano gli astri(…)”.
“..Strani concetti hai della vita! Hai sempre fatto cose così difficili e complicate e non hai imparato quelle semplici(…) ma venirmi a dire poi di aver provato al vita e di non averci trovato niente, no, vedi, questo non va bene (…). Ogni uomo forte raggiunge immancabilmente ciò che il suo vero io gli ordina di volere(…).
La borghesia condizione immanente dell’umanità, non è altro che un tentativo di equilibrio, l’aspirazione a una via di mezzo tra gli innumerevoli estremi e poli contrapposti della via umana(…) tenta insomma di insediarsi nel mezzo tra gli estremi, in una zona temperata e sana, senza burrasche e temporali, e ci riesce, ma rinunciando a quell’intensità di vita e di sentimento che offre una vita rivolta all’assoluto e all’estremo. Vivere intensamente si può solo a scapito dell’io (…). Non potrebbe avere nel mondo altra parte che quella di un gregge di agnelli in mezzo ai lupi in libertà (…). Solo l’umorismo stupenda invenzione di chi si vede troncata la vocazione alle cose più grandi, l’invenzione dei tipi quasi tragici, degli infelici dotati di massima intelligenza, soltanto l’umorismo (la trovata forse più singolare e geniale dell’umanità) compie l’impossibile, illumina e unisce tutte le zone della natura umana (…) vivere nel mondo come non fosse il mondo, rispettare la legge e stare tuttavia al di sopra della legge, possedere come se non si possedesse, rinunciare come se non si fosse in rinuncia: tutte queste esperienze di un’altra saggezza di vita si possono realizzare solo con l’umorismo (…).
“..nell’eternità il tempo non esiste; l’eternità è solo un attimo, quanto basta per uno scherzo..” (…).
“..Erminia era come la vita: sempre attimo, mai calcolabile in anticipo (…) chi sapeva vivere così nell’attimo fuggevole, chi abbracciava così il presente e sapeva apprezzare (…) ogni piccolo fiore sul margine della via, ogni piccolo valore dell’istante che fugge, doveva certo dominare la via (…).”
“..Quelle visioni, centinaia e centinaia, con o senza nomi, ritornavano tutte, sorgevano giovani e rinnovate dal pozzo di quella notte d’amore, e capivo, dopo averlo dimenticato nella mia lunga miseria, che erano il vero possesso e valore della mia vita, che si erano conservate incorruttibili; che erano avvenimenti diventati astri nel firmamento che io potevo dimenticare ma non distruggere la cui serie rappresentava la leggenda della mia vita, il valore indistruttibile della mia esistenza. La mia vita era stata faticosa, errabonda, infelice, mi aveva portato alla negazione e alla rinuncia, era stata amareggiata dal sale inevitabile di ogni umanità, ma ricca e orgogliosa, una vita regale anche nello squallore. Se anche quel tratto di strada fino alla morte fosse stato sprecato miseramente, il nocciolo di quella vita era nobile, era di razza, poiché non mirava ai miseri quattrini, mirava alle stelle (…) in quella notte per la prima volta dopo la mia decadenza, la mia propria vita mi fissò con occhi raggianti nei quali vidi che il mio destino era di nuovo affidato al caso e i rottami della mia esistenza erano un frammento di divinità. La mia anima riprese a respirare (…)”
“..Lei deve imparare a ridere, ebbene ogni superiore umorismo incomincia col non prendere sul serio la propria persona (..) questa si chiama arte di vivere (…) voi stesso potete plasmare e animare il gioco della vostra vita a volontà, dipende da voi. Come la pazzia in un certo senso elevato, è l’inizio di ogni sapienza, così la schizofrenia è l’inizio di tutte le arti, di ogni fantasia (…)”.

Herman Hesse -Il lupo della steppa