Aprile 28, 2007

Angelo D’Arrigo

Archiviato in: Attualità — ossidiana @ 9:45 pm

D'arrigo
“Alla base di ogni impresa importante sta qualcuno che ha saputo prendere una decisione coraggiosa.”

Chi l’ha detto che solo gli uccelli sono nati per volare? Esiste una persona che ha consacrato e sacrificato la sua vita al volo, dimostrando che anche un uomo può volteggiare nell’aria come un uccello. Il suo nome è Angelo D’Arrigo, l’uomo dei record, l’uomo che ha sorvolato l’Everest con un deltaplano, l’uomo che insieme alle aquile e ai condor è riuscito a farsi trasportare dalle correnti ascensionali in alto, sempre di più. Perché decidere di chiamare un aeroporto Vincenzo Bellini e non Angelo D’Arrigo? Io mi sono sempre reputata una sostenitrice delle cause perse, quel nero che deve prevalere sul bianco a prescindere dalle sfumature. Anche in questo caso sto dalla parte di un Icaro catanese che è riuscito ad andare oltre, senza che le sue ali si sciogliessero al sole. Vorrei si rendesse un tributo doveroso ad un uomo che del volo ha fatto la sua ragione di vita, la stessa vita che ha sacrificato per un sogno, il suo e un po’ anche il nostro. Chi di noi non ha mai sognato di volare? Di liberarsi in aria come un uccello? Come un condor delle Ande? Nel ricordo di D’Arrigo c’è infatti prima di tutto – suggestiva ma parziale – la visione popolaresca dell’uomo che ha adottato gli uccelli più affascinanti e ha volato con loro sulle più alte montagne del mondo, sulle rotte migratorie smarrite, sui cieli della fantasia che, col suo deltaplano, sono diventati i cieli magici della realtà. Angelo è stato l’unico ad aver realizzato il primo esperimento di imprinting sui condor per poi farli volare e reintrodurli nel loro habitat. Quei condor, il cui sogno è diventato realtà grazie alla forza della moglie Laura che, insieme ai figli e agli amici-collaboratori del marito, si è fatta carico dei desideri e dei progetti di Angelo e li ha fatti suoi, riuscendo a realizzare ciò che l’Icaro catanese voleva. Dal 21 luglio scorso, infatti, Inca e Maya volteggiano liberi nei cieli andini, sotto il costante e vigile controllo del naturalista peruviano, amico di Angelo, Miguel Ayala Calderon, per verificare in ogni momento l’esito della reintroduzione dei due condor nella natura.

Chi meglio di lui può incarnare l’idea di volo e di libertà che un aerostazione dovrebbe rappresentare?

“Spingendo quotidianamente i nostri limiti, riusciamo a piccoli passi a superare le paure che ci vietano il possesso della nostra esistenza”.
“Altro pensiero quando volo è il sentimento, cioè lo spazio che ti dà il volo. Penso che l’uomo ha sempre cercato di volare, non solo per imitare i suoi cugini uccelli, ma anche per vivere la dimensione della libertà. Se volessi dare un simbolo alla libertà direi che il volo è quello che la rappresenta di più. Si ha libertà di movimento, libertà tridimensionale, puoi andare in orizzontale, in verticale e riesci ad essere svincolato dai vincoli che noi terrestri ci portiamo”.
Angelo D’Arrigo

Sottoscrizione online per intitolare l’aeroporto di Catania:
http://www.angelodarrigo.com/home_it.php

La speranza

Archiviato in: Poesia — ossidiana @ 4:43 pm

rosa rossa

Ho deciso di svuotare il mare con un paniere
Amerò
Chinerò la mia schiena
Deriso dalla furbizia altrui
Sicuro che l’acqua grondante dal cesto
Darà speranza all’uomo vero

E perchè dovrei fermarmi?
Le certezze altrui
Darmi non sanno
La Quiete
Per questa frenesia
Che mi tormenta il cuore

G.C.