
« Si capisce il vero valore delle cose solo dopo averle perdute » che banalità iniziare cosi una pagina di un libro, di un diario o di una nuova vita, questa rimane tuttavia un’amara verità. Non avevo voluto sacrificare me stessa al mio amore per qualcuno, non avevo avuto il coraggio di un cambiamento troppo radicale (in fondo l’ho sempre saputo di essere una piccola codarda) e ora mi ritrovavo a rimpiangere cose che le mie amiche hanno da una vita. Loro che hanno avuto il coraggio di credere nei sentimenti e nella monotonia di una vita a due, adesso si ritrovano sereni e posso forse dirlo? Felici? Ci vuole coraggio anche nel non rischiare, nell’accontentarsi di scelte che all’apparenza sembrano troppo comode e facili ma che portano in se il valore dell’eternità. Io sempre così ribelle, sempre contro tendenza, quei miei no, come secchi di acqua gelida che facevano gioire solo il mio ego, hanno causato tante lacrime e sofferenza. Nutrirmi dell’energia altrui era stato più che un hobby,una necessità che mi aveva tenuto in vita, mi aveva fatto superare le difficoltà riparandomi con uno strato luccicante che in realtà non mi apparteneva. Ora come non mai mi era stato così chiaro. Come disse Madonna una volta, tutto ciò che metti in gioco è tutto ciò che ti ritorna..stavo semplicemente raccogliendo quel niente che avevo seminato nel corso degli anni. Cos’era diventata la mia vita? Cos’era questa adorazione della solitudine che mi faceva quasi star male quando intorno avevo troppa gente? Ma ero davvero cosi? Stavo mettendo in discussioni decisioni di una vita. Avevo davvero impostato tutta la mia vita sull’egoismo? Oggi ad un tratto l’illuminazione, girovagando su internet, leggo i consigli che una giornalista (pare famosa, ma a me sconosciuta) da alle sue lettrici. Inizia con una storia chassidica di un uomo che ogni sera, prima di coricarsi, aveva l’abitudine di piegare con cura religiosa gli indumenti indossati e di annotare su un foglio lo scaffale su cui venivano riposti. Il giorno dopo, appena sveglio, rileggeva i suoi appunti meticolosi e si preparava con gesti lenti, trovando conforto nella ripetitività di quel rito così coerente rispetto a un’esistenza addomesticata, rassicurante, meravigliosamente sotto controllo.
Una mattina in apparenza come tutte le altre, dopo aver completato la sua tradizionale vestizione, proprio mentre si stava annodando la cravatta rimase con la mano sospesa nell’aria e lo sguardo perso nel vuoto, incapace di rispondere a una domanda che forse per troppo tempo era rimasta seppellita sotto la camicia inamidata: «Sì, ma io… dove sono?».
Questa non è altro che la metafora della mia realtà, con tutti i problemi da risolvere, compiti da adempiere, frustrazioni da inghiottire, relazioni da mantenere in piedi (anche per paura di rimanere sola). Spesso proprio come la stessa autrice scrive il non fare, quella paura di agire è il rifugio più sicuro per chi ha perduto i propri istinti.
Quello che io ho fatto fino ad ora è stato la ricerca di una vita che vada oltre la banalità del quotidiano. Sono arrivata alla conclusione che la mia non è stata codardia ma coraggio. Il coraggio di non accettare ciò che mi avrebbe fatto stare bene ma il voler inseguire un Desiderio più ambizioso, ho preferito accettare il rischio di sovvertire l’ordine tranquillizzante dello status quo per andare alla ricerca di una felicità più vera e profonda.
E’ così che ho imparato che nella vita, periodicamente, bisogna saper “perdere”. Non le gare ( non ho mai avuto uno spirito competitivo!), ma quelle sicurezze che, quando diventano troppo avvolgenti, rischiano di soffocare.
Tutte sappiamo istintivamente cosa merita di rimanere oppure va lasciato; quando restare e come allontanarci. A me la mia bussola interiore ha sempre funzionato bene, mi ha sempre fatto capire quando era il momento di dire basta. La solitudine è solo un passaggio un modo per rifocillarmi e attendere una nuova partenza. Il riposo del guerriero che è in me, sempre pronto ad un’avventura che coinvolga sensi e sentimenti. Perché, come scrive Clarissa Pinkola Estés in Donne che corrono coi lupi: «Se ci affidiamo all’intuito siamo come una notte stellata: fissiamo il mondo con migliaia di occhi».

